Il 21 gennaio, Giornata Mondiale dell’Abbraccio, ci ricorda quanto un gesto semplice possa diventare rifugio, forza, casa. È proprio da questo significato profondo che nasce “Abbracci in libertà”, il primo progetto nazionale della Fondazione Santo Versace – fondata dai coniugi Santo Versace e Francesca De Stefano Versace – dedicato alla tutela della genitorialità in carcere, per custodire ciò che nemmeno una cella dovrebbe mai spezzare: il legame affettivo.

Lo scorso 26 maggio, nel mese dedicato alla Festa della Mamma, il progetto, realizzato in collaborazione con la Banca del Fucino, ha preso forma concreta nel reparto femminile della Casa di Reclusione di Milano – Bollate, dove uno spazio non utilizzato è stato trasformato in un luogo accogliente, colorato e vivo. Qui i bambini possono giocare, ridere, sentirsi al sicuro e le madri possono tornare, anche solo per un momento, semplicemente mamme. Un luogo dove gli abbracci non sono più trattenuti, ma finalmente liberi. Qui gli incontri non sono più segnati dalla distanza o dalla rigidità, ma dalla tenerezza, dall’ascolto e dalla possibilità di stringersi in un abbraccio. Il 19 marzo 2026, giorno in cui si celebra la Festa del Papà, è prevista l’inaugurazione di un nuovo parco  “Abbracci in libertà” nell’area esterna del reparto maschile del carcere di Rebibbia a Roma.

Questo progetto permette di raccontare una nuova visione del carcere: più umana, più giusta, più capace di custodire la bellezza anche nei contesti più fragili. “Abbracci in libertà” non è solo uno spazio fisico. È un gesto d’amore. È la prova che, anche dietro le sbarre, l’infanzia ha diritto alla luce e ogni madre al calore di suo figlio.

L’intervista

Per approfondire il significato di “Abbracci in libertà”, Interris.it ha intervistato la dottoressa Federica Pisani, funzionario giuridico-pedagogico dell’Istituto penitenziario di Milano-Bollate

Dottoressa Pisani, con “Abbracci in libertà” la riqualificazione di un’area non utilizzata ha permesso di portare nel carcere di Bollate colori vivaci, murales, giochi per bambini, tavoli e sedie. In che modo il linguaggio della bellezza può incidere sul benessere emotivo di madri e bambini, anche in un contesto come il carcere?

“‘Abbracci in Libertà’ ha allestito lo spazio ove le mamme detenute insieme ai loro bambini minori di 3 anni possono trascorrere del tempo insieme. Il progetto ha creato uno spazio gioco e di socializzazione allegro e accogliente. L’iniziativa ha consentito di sperimentare ancora una volta come la bellezza rappresenti una dimensione capace di promuovere atteggiamenti positivi e permetta di confrontarsi con le parti migliori di sé sulle quali è possibile per ciascuno iniziare a costruire il cambiamento”.

Come si svolgevano gli incontri tra madri detenute e figli prima di questo progetto?

“Vengono effettuati all’aperto, in un’area destinata ai colloqui familiari di tutta la popolazione detenuta: femminile e maschile. E’ uno spazio molto grande dove, contemporaneamente, si svolgono gli incontri di numerosi nuclei familiari. L’area allestita da ‘Abbracci in libertà’ invece è destinata alle mamme detenute che hanno con sé i bambini fino ai tre anni in un reparto chiamato ‘Nido’”. La bellezza di quanto realizzato grazie alla Fondazione Santo Versace consente ora di dedicare lo spazio anche ai colloqui mamma-figli monitorati dai Servizi di Tutela minori e agli incontri particolarmente delicati o problematici”.

Cosa significa per una madre detenuta poter vivere momenti di relazione con il proprio figlio in uno spazio a misura di bambino?

“Incontrare il proprio figlio in uno spazio come quello allestito da ‘Abbracci in libertà’ permette di immergersi in una dimensione di normalità familiare, di gioco e di serenità che consente di recuperare la dimensione più intima del rapporto. Più di una mamma ha raccontato che accedere allo spazio gioco ha permesso sia a lei sia ai suoi figli di ‘dimenticarsi di essere in carcere’”.

Che cambiamento avete osservato nelle madri detenute dopo l’apertura di questo spazio? E nei bambini, che tipo di reazioni avete riscontrato?

“Il cambiamento più evidente è la serenità, la spontaneità con la quale madre e figli si relazionano. Poter giocare insieme significa poter crescere insieme usando un linguaggio di divertimento e leggerezza”.

Quali sono gli aspetti più difficili da gestire della relazione madre-figlio in carcere e quali invece è essenziale tutelare per assicurare serenità ai bambini e sostegno emotivo alle mamme?

“La criticità più evidente nella gestione degli incontri mamma-figlio in carcere è rappresentata innanzitutto dalla fatica legata alla limitatezza del tempo e dello spazio in cui avviene l’incontro con il figlio che vive all’esterno: ha un inizio che fa già intravedere la fine dell’incontro ed è un momento nel quale condensare parole e gesti che nella loro spontaneità avrebbero bisogno di tempi e opportunità ben diverse. E’ difficile gestire un rapporto educativo quale quello genitoriale con l’orologio. E’ necessario garantire l’incontro in un ambiente accogliente che riesca a mettere a proprio agio il prima possibile sia le mamme sia, soprattutto, i minori e offra l’opportunità di momenti di affettuosa e autentica vicinanza”.

Sulla base della vostra esperienza, quali pratiche concrete si sono rivelate più efficaci nel promuovere una relazione il più possibile positiva all’interno del contesto carcerario?

“Credo che la regolarità, la frequenza degli incontri e il contesto accogliente siano le prime condizioni per promuovere e sostenere il legame mamma figlio. Nella mia esperienza ho constatato come là dove si consentono e si favoriscono opportunità di gioco condiviso, la relazione si rafforza e si connota positivamente indipendentemente dalle mura che circondano”. 

Voci di Speranza

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